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mercoledì 18 luglio 2012

Quest'articolo non lo volevo scrivere

Merolla e Carturan ai tempi della loro alleanza
Io quest'articolo non volevo scriverlo. Questo blog non è un giornale e non sono obbligato a dare tutte le notizie. Trovo così inutile dovere sprecare energie a queste cose: mentre fuori succede di tutto, il Palazzo cisternese si è avvitato sullo scontro fra il sindaco Merolla e il suo predecessore Mauro Carturan, presidente del consiglio comunale. 


Oggi lo scontro ha toccato il culmine con la sfiducia del consiglio a Carturan. In un aula semivuota per il boicottaggio dell'opposizione (che si è seduta fra i banchi del pubblico per "non cadere nella trappola"), il presidente è stato sfiduciato con i sedici voti della maggioranza. "Noi crediamo" -commenta su Facebook l'associazione Eupolis- "che questa sfiducia non sia farina del sacco di Merolla, ma riteniamo che nuovi burattinai siano pronti a mettere le mani sulla città." 


Da qualche mese a questa parte, Carturan, sembra sia diventato il male assoluto. L'amministrazione Merolla ha fatto ben poco? Tutta colpa -secondo i merollas- dell'ex sindaco che ha bloccato l'attuale giunta in tutti i modi possibili e immaginabili. Inutile obiettare che, agli atti risulta che Carturan non abbia mai votato contro la sua coalizione. Dicono che abbia agito, dietro nel silenzio, nel segreto dei corridoi.  


Possibile che sia andata così: non stiamo parlando, in fondo, di un novello De Gasperi. La mia sensazione è che però Carturan sia solo il capro espriatorio di tre anni di disastri. E i prossimi due anni, purtroppo, non saranno diversi. Merolla dovrà reggersi con sedici voti su trenta, un solo voto di maggioranza, che lo sottoporrà senza tregua a ricatti e veti incrociati da parte di ogni singolo consigliere (ogni singolo voto infatti diventerà fondamentale). 


Come mi ha riferito una fonte anonima, poi Pdl e alleati si sono già spaccati sul nome del nuovo presidente del consiglio. Sarebbero almeno quattro gli aspiranti alla poltrona che fu di Carturan. E lo stesso Carturan potrebbe fare ricorso e tenersi quel posto ben stretto: non può essere sfiduciato per motivi politici, ma solo per ragioni istituzionali. E già che c'è chiedere anche i danni. Che ovviamente pagheremo noi. Come, indirettamente, stiamo pagando tutti questi mesi che, hanno perso a litigare sulle loro questioni personali.


Io non volevo dare spazio a ste cose. I giornali locali ne parlano da mesi. Io, al contrario, ho sempre cercato di dare voce al rovescio della medaglia: l'altra Cisterna che faticosamente, tenta di risollevare la città (vedi "La strana estate cisternese" e Woodstock a Palazzo Caetani).


E allora perché ho pubblicato questo articolo? 


Perché il consigliere Danilo Martelli (di cui mi occupai a suo tempo) oggi in consiglio ha dichiarato: "I giovani sono con noi!" 

Una frase del genere non potevo fargliela passare senza una replica. Essendo giovane, i giovani di Cisterna ne conosco molti. Non ho la presunzione di farmi portavoce della mia generazione ma, sappia caro Martelli, che posso dire con certezza, che delle vostre liti personali, non gliene frega niente a nessuno. Al massimo suscitate nausea e indignazione. E sperate che l'indignazione non trabocchi, che la nausea non si trasformi in vomito, che i giovani continuino a desiderare la fuga piuttosto che il cambiamento. Perché se cambia la mentalità, se i giovani non si dimenticano della grinta e dell'energia che si respirava la notte del Rock Polis, quelli come voi non sopravviveranno alle elezioni. Sarete spazzati via e la prossima sfiducia ve la voterete ai tavolini del bar. Ma voi tutto questo lo sapete già. Siamo noi, giovani, cittadini, onesti che, per vostra fortuna, non abbiamo ancora capito la nostra forza. 

sabato 14 luglio 2012

Woodstock a Palazzo Caetani

(foto di Danilo Chiariglione)
 Le rivoluzioni iniziano sempre con gesti simbolici. I francesi, per citare la più famosa, si presero la Bastiglia. Ieri sera, mentre il chiostro di Palazzo Caetani vacillava sotto i colpi del Rock Polis (la manifestazione organizzata dall'Associazione Eupolis e da Simone Sciarresi per le band emergenti) un gruppo di ragazzi si è arrampicato sul pozzo del chiostro. Lo hanno fatto senza pensarci troppo, probabilmente solo per vedere meglio visto che il chiostro traboccava di gente. Ma quel pozzo, secondo una leggenda, è la cisterna che avrebbe dato il nome alla nostra città. Ieri sera i giovani si sono letteralmente ripresi Cisterna.

Il contest, condotto da Jacopo Mariani speaker di Radio Cisterna, ha visto esibirsi piccoli gruppi nati da poco, cui è stata concessa la possibilità di esibirsi in pubblico. I gruppi sono stati perciò giudicati dalla giuria, composta da Maurizio Capone e Simone Tagliaferro (in rappresentanza del Portale Musicale), Vittoria Baccari, Maria Francesca Bartolomucci e Tommaso Marrone. 

Una scelta non facile, come hanno commentato dopo la serata, i giurati. Le sei band tutte dai nomi inglesi, l'italiano evidentemente è poco rock (The Skinny Elephant Project, The Trooper of Apollo, Baltimore, Listen and be quiet, French Fries e Free Heads) si sono esibite mostrando, più o meno tutte, un'eccellente qualità. Alla fine la scelta della giuria è andata meritatamente sui "Listen and be quiet", che avevano appassionato anche il pubblico per la straordinaria capacità di stare sul palco. Una band che ha, all'attivo numerose esibizioni nei posti più svariati d'Italia ma nella loro Cisterna non trovava, incredibile ma vero, spazio.


I "Listen and be quiet" esultano dopo la vittoria
(foto di Danilo Chiariglione)
Il giorno dopo, Simone Sciarresi padre della serata, ancora sprizza felicità da ogni poro:  "Abbiamo vinto una prima battaglia" -mi scrive- "ma la guerra è alle porte! Ripartiremo presto con il bombardamento a suon di schitarrate. Questa è la nostra ossessione." 

Non se l'aspettava, nemmeno lui, un successo simile. Un successo per la qualità dell'offerta musicale, per la quantità di gente presente, difficile da contare visti i tanti che hanno ascoltato la serata fuori dal Palazzo perché dentro la folla era troppa. 


Non c'erano politici e non c'erano giornalisti e nessuno ha sentito la loro mancanza. Impegnati a guardarsi l'ombelico, ad attorcigliarsi intorno a ragionamenti senza logica, a giustificare l'ingiustificabile, non se ne saranno neanche accorti del Rock Polis. Lo avranno liquidato l'evento come una Corrida locale, un X Factor de noatri, una Mariadefilippi dei butteri, una roba per genitori ingrifati dai prodigi del figliolo strimpellista con il loro codazzo di parenti ultras. Hanno negato a Rock Polis il privilegio della piazza "tanto non verrà nessuno", forse incosciamente qualcuno sperava anche nel suo fallimento. Se certe cose restano di nicchia, se l'impegno e il sudore portano solo alla sconfitta, chi troverà ancora la voglia di cambiare e di impegnarsi? Di rompere le scatole per pretendere spazio e diritti?



Ma d'altronde è sempre stato così. I potenti non c'erano a Woodstock. E il giorno della Bastiglia, il Re di Francia annotò sul suo diario: "Oggi non è successo niente". Se ne accorsero dopo, quando era tardi, di quello che stava succedendo.


(foto di Danilo Chiarglione)
Fortunatamente fra la folla c'era chi doveva starci. I giovani, i ragazzi. Qualcuno stupito si domandava: "ma fino a ieri dove stavano tutti quanti"? Stavano chiusi in casa oppure stavano lontano da Cisterna, a vergognarsi di vivere in una città indifferente, in una terra volgare da cui fuggire il prima possibile. Ieri sera, però, grazie alla forza del rock, si è scoperto che Cisterna è anche un'altra cosa. Cisterna è volgare solo nei pensieri e nei disegni degli indegni che ci comandano. Ieri, ancora una volta, questa strana estate cisternese ha dimostrato che questa città ha potenzialità enormi ma non lo sa come quelle ragazze magrissime che allo specchio si vedono obese e piene di difetti. 

Ma da ieri sera non sono più ammesse giustificazioni. Come quelli che si arrampicavano sul pozzo, abbiamo una città da riprenderci, senza chiedere il permesso a nessuno. La rivoluzione, signori, è appena iniziata. 

venerdì 8 giugno 2012

Ferragosto, arrivano Anna Tatangelo e Noemi

Noemi
Anche quest'anno sarà rispettata la tradizione che vuole due cantanti famosi esibirsi in occasione dei festeggiamenti per Santa Maria Assunta e San Rocco, patroni di Cisterna.

Dopo il consueto giro incontrollato di rumors e voci varie, sembrano ormai certi i nomi dei due artisti (anzi delle due artiste) che calcheranno il palco di Piazza XIX Marzo.

La sera del 15 agosto si esibirà Anna Tatangelo, ragazza ciociara nota più per la relazione con Gigi d'Alessio che per le sue canzoni. Probabilmente susciterà ironie e polemiche, ma piacerà ai maschietti.

Il 16 toccherà a Noemi, la "roscia" rivelazione di diversi Festival di Sanremo dove si è imposta con la sua voce rauca. Romana e grintosa, saprà tenere la piazza. Chissà se canterà "Sono solo parole", l'inno della politica locale.

E' evidente che, in tempi di austerity, si è scelto di risparmiare sul budget. I tempi dei Venditti o dei Pooh sono, giustamente, lontani.
Anna Tatangelo

Al tempo stesso si nota un tentativo di venire incontro ai giovani, evitando gli errori degli anni passati. Ci siamo risparmiati anche i vari rimasugli dei soliti talent di Canale 5, Amici o Uomini e Donne.

Qualcuno già borbotta che, nella città delle buche, forse i soldi andrebbero spesi altrove. Però, non si deve dimenticare, che in fondo queste manifestazioni sono l'unico elemento veramente identitario della città. E poi invitando star decenti viene gente. E la gente se viene, poi inevitabilmente guarda, vede e qualcosa spende pure. Per l'asfissiata economia cisternese è tantissimo.




lunedì 4 giugno 2012

Cisterna Vecchia, un quartiere che sprofonda?


Un vicolo del centro storico (foto di Danilo Chiariglione)

La storia di Cisterna sta scivolando via. E non soltando in senso metaforico. I residenti, del centro storico, notano da tempo inquietanti fenomeni e ora hanno lanciato l’allarme. “In molti punti” –denuncia Andrea Consalvi (cittadino comune con la passione per la geologia e creatore del sito www.ilmeteocisterna.it) – “sta scomparendo la terra e tra i selci si vedono fessure più o meno profonde. Più vengono riempite e più la terra sparisce verso chissà dove. Se si cammina, con lo sguardo per terra, se ne trovano molte. Sotto casa mia, ad esempio, ogni volta rimetto palate di terra e ogni volta pian piano se ne va. E nell’area mercato hanno dovuto mettere le transenne per quanto era scesa. Oggi, a lavori conclusi, stanno riafforando le fessure”. 


Le buche sono piccole, stretti, quasi impercettibili ad occhio nudo, ben nascoste fra i sampietrini. Ma in alcuni punti la profondità supera il metro di lunghezza. Il fenomeno è stato notato in molti punti del quartiere, specie nell’area a ridosso dell’interrato Fosso di Cisterna: a Via dell’Anello, in Via Lauretana, in Via dei Fiori, in Piazza Vittorio Emanuele II, a Largo del Teatro. In via dell’Ospedale si è toccato il record di un metro e mezzo di profondità. Ma si teme che il fenomeno sia molto più diffuso. “Di sicuro non è normale” –prosegue Andrea, che ha anche fotografato le buche– “qualche infiltrazione deve esserci; la terra da qualche parte dovrà pure andare. A me pare persino un vero e proprio dissestamento geologico.” 


La preoccupazione è molto diffusa a Cisterna Vecchia. Gli abitanti, decisi a farsi sentire, hanno preparato e sottoscritto, insieme all’associazione “Esso Chissi”, una petizione con l’obiettivo di sollecitare l’Amministrazione e i tecnici comunali a studiare il fenomeno, capire cosa sta succedendo sotto i selci di Cisterna Vecchia e, se necessario, intervenire. “Chiediamo” –spiega Andrea– “a chi di dovere di intervenire, perché è meglio prevenire che curare. Purtroppo però in Italia si piange e si fanno le cose sempre dopo che qualcosa è accaduto.” Ora la parola passa alle Istituzioni.  

sabato 2 giugno 2012

Il mistero del consigliere comunale

L'orrendo edificio che ospita il comune di Cisterna
Il consiglio comunale del 1 giugno aveva due punti all'ordine del giorno: sostituire il dimissionario Pio Claudio Massaroni e discutere del Piano Integrato dell'ex Mulino Luiselli, il progetto sull'antico convento francescano contro cui hanno firmato più di mille persone.

Sul primo punto, che pareva semplice prassi, è sorto un problema che ha bloccato i lavori del consiglio.

Secondo la legge, in caso di dimissioni, subentra in automatico il primo dei non eletti della lista cui apparteneva il consigliere dimissionario.

Ma ad inizio seduta è stata letta una lettera della segretaria comunale, Gloria Ruvo, assente in aula. La Ruvo spiegava che: "dalla consultazione del verbale dell’Ufficio Elettorale Centrale e dei voti riportati dai candidati della lista Nuovo PSI, infatti, è emerso un errore di calcolo a danno del candidato Gino Gagliardini, che pur riportando un numero di voti di preferenza superiore (n.184) al candidato Ciro Santi (n.169), risulta occupare una posizione successiva a quest’ultimo, non corrispondente quindi a quella che gli spetterebbe di diritto." Il consiglio è stato sospeso, nell'attesa che si capisca chi debba entrare o meno in Comune.

Ciro Santi risulterebbe il vincitore dai verbali ma, ci sarebbe stato un errore nel calcolo e quel posto in realtà spetterebbe a Gino Gagliardini. Quest'ultimo avrebbe preso 184 voti mentre l'altro solo 169.

Sul sito ufficiale del comunale si possono trovare anche i risultati delle votazioni del 2009 con le preferenze consigliere per consigliere.

http://www.comune.cisterna-di-latina.latina.it/elezrefe/giugno2009/Comunali09/com_candidati.pdf

Qui risulta che Ciro Santi sia stato scelto da 210 cittadini e Gino Gagliardini da 161 elettori.

E allora perché i numeri letti in consiglio sono completamente diversi?
Mistero.

venerdì 25 maggio 2012

Sette milioni per Merolla

La nuova giunta Merolla parte col botto: arrivano sette milioni e ottocentomila euro. A tanto, infatti, ammonta la quota che la Regione Lazio ha deciso di destinare a favore della nostra città. "Ad essere finanziato" -si legge in un trionfale comunicato stampa del Comune- "progetti che saranno destinati ad operare un rilevante cambiamento della qualità della vita."

Scendendo nei dettagli, i soldi saranno investiti nella riqualificazione e restauro della corte e delle grotte di Palazzo Caetani; nella costruzione di una pista ciclabile fra San Valentino e il centro; nella costruzione di due parcheggi su via Oberdan e a piazza Caduti sul Lavoro; nella creazione di una rete WiFi e nell'istituzione di una sistema di car sharing.

Alcune associazioni locali hanno fatto notare la grande assenza dell'ex convento di Sant'Antonio. Il maxifinanziamento poteva essere un'occasione per recuperare il prezioso monumento del XVI secolo, degradato e abbandonato.

In ogni caso anche queste opere, se realizzate, sarebbero comunque un importante salto in avanti nella modernizzazione della città. Basti pensare agli incentivi per la mobilità dolce per facilitare l'uso della bicicletta, che oggi è quasi marginale in un territorio che invece ha la fortuna di essere piatto come un biliardo e baciato dal sole dieci mesi l'anno.

"I progetti" -promette il sindaco- "verranno realizzati entro il 2015 ma i cantieri partiranno già entro i prossimi 12 mesi: una sfida che la nostra struttura è in grado di vincere. E’ questa la migliore risposta a tutte le polemiche di immobilismo rivolte finora all’amministrazione Merolla”.

Tutte belle cose. Tutto condivisibile; ma avvertiva Flaiano: "poiché erano buone idee non le realizzò nessuno". Non è la prima volta, infatti, che vengono annunciati progetti benedetti dai soldi regionali e poi tutto rimane sulla carta. Basti pensare alla piazza davanti la chiesa di San Valentino o all'asilo nido, tutte opere di cui però non abbiamo visto ancora neanche l'ombra di un mattone.

Saranno dunque ben spesi quei sette milioni o resterà tutto un semplice annuncio, propaganda per recuperare una popolarità precipitata ai minimi storici?

mercoledì 23 maggio 2012

Falcone, Merolla e la marcia antimafia

Oggi a Cisterna si terrà una marcia notturna contro la mafia, la violenza e il terrorismo. La marcia è stata organizzata, da varie associazioni e dal Comune, nel ventesimo anniversario della strage di Capaci. 


In molti, non parteciperanno perché trovano assurdo e ipocrita marciare gomito a gomito con la giunta Merolla e con il Pdl locale, ancora legatissimo ai politici che, nel 2009, si opposero allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Fondi. L'allora prefetto Bruno Frattasi, onesto servitore dello Stato, subì pressioni e calunnie durissime, ma l'attuale maggioranza in Comune si rifiutò di votare una mozione in suo sostegno. 


Quando a Giovanni Falcone impedirono di fare il giudice a Palermo, Falcone accettò di andare a Roma a lavorare con il governo Andreotti. Falcone sapeva, era perfettamente consapevole, di chi fosse Giulio Andreotti e dei suoi legami con la mafia. Ritenne però che il suo impegno ai vertici delle istituzioni, avrebbe fruttato molto nella lotta alla criminalità organizzata. E infatti grazie al suo lavoro al Ministero, Falcone riuscì a far istituire la Procura Nazionale Antimafia, a consolidare le sentenze del maxiprocesso, a dotare la giustizia italiana di strumenti all'avanguardia. 


La marcia di oggi è, per certi aspetti, palesemente ipocrita e proprio per questo non aggiungerà un voto a Merolla e al Pdl. Ma permetterà finalmente anche a noi cisternesi di ricordare un grande giudice e con lui, i tanti Italiani con la schiena dritta che hanno detto di no alla violenza, alla mafia e al terrorismo. 

giovedì 10 maggio 2012

6400 euro

Consiglieri d’amministrazione e Revisori dei Conti della Cisterna Ambiente, la municipalizzata che si occupa della nettezza urbana, si sono auto-regalati otto Tablet, uno a testa. Per i dettagli, leggete l’ottimo articolo di Daniela del Giovine che ha scovato la cosa (http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b39fc5de0befcf/pag23aprilia.pdf). Uno spreco costato 6400 euro. Tutti pagati naturalmente dagli abitanti di una delle città più colpite dalla crisi economica. 


Volevo fare un elenco di tutte le cose che si sarebbero potute fare spendendo meglio quei 6400 euro. Avevo iniziato a cercare su Google quando costa ad esempio riparare una pista d’atletica (come quella di San Valentino, ormai devastata) o quando costa una maestra d’asilo nido per aprire finalmente la struttura lasciata a marcire a Franceschetti. Cercavo tante piccole cose utili alla gente, visto che gli amministratori di questa città giustificano la loro inadempienza con la scusa che la cassa è vuota. 


Volevo fare questo piccolo confronto ma poi ci ho rinunciato. Confronti del genere sono stati fatti già a migliaia, sono stati scritti libri e articoli di ogni tipo. Sono anni ormai che protestiamo contro la Casta. Ma loro restano sordi e indifferenti. 


Fare esempi, studiare le statistiche, confrontare le spese sarebbe stata una fatica inutile: la gente comune sa benissimo come avrebbero essere potuti spesi meglio quei soldi e ai politici, invece, non gliene sarebbe fregato niente. Al limite avrebbero fatto le stesse ottuse obiezioni che fanno anche i loro colleghi nazionali quando li colgono con le mani nel sacco. Loro sono preoccupati piuttosto a cacciarsi a vicenda, a farsi la guerra con i comunicati stampa, a spartirsi le poltrone e gli appalti. Loro da vent'anni, sempre gli stessi. Il vento pulito e libero che sta fischiando forte a Cisterna, come nel resto d'Italia, riuscirà a spedirli tutti a casa?

mercoledì 25 aprile 2012

25 aprile...




Nada Dahif è stata picchiata e torturata. E’ stata ventidue giorni in isolamento prima di uscire dalla prigione. E’ un medico e ha soccorso e curato gli attivisti massacrati dalla polizia politica del Barhein, emirato del Golfo Persico. E il regime che schiaccia senza tregua quel paese ha deciso di prendersela anche con lei. 


Alcune settimane dopo aver manifestato contro il dittatore chiedendo giustizia e libertà, Karim, studente diciottenne di Dera’a (Syria) è stato catturato in piena notte dai soldati dell’esercito. Hanno fatto irruzione in casa sua e lo ha trascinato via bendato, sotto gli occhi inermi e sconvolti dei familiari. In prigione è rimasto due settimane. Durante il primo interrogatorio, gli hanno strappato la pelle delle gambe usando delle tenaglie di ferro perché si è rifiutato di rivelare i nomi di altri partecipanti alle manifestazioni. Una notte è stato costretto ad assistere allo stupro di un suo coetaneo. “Gli hanno calato i pantaloni” –ha raccontanto ad Amnesty International– “e poi un ufficiale lo ha violentato sbattendolo contro un muro. Quel ragazzo piangeva, si disperava e invocava invano pietà.”


Lobsang Sherab aveva 20 anni e un profilo su Facebook. Aveva già deciso di dedicare la sua vita alla meditazione ed era diventato da poco monaco buddista. Ma un giorno ha lasciato il convento di Kirti dove viveva, è sceso nella città di Chara e si è dato fuoco. Si è immolato per la libertà del Tibet, sessant’anni sotto la repressione cinese.


Oggi è il 25 aprile. Festa della Liberazione. In memoria di uomini coraggiosi che combatterono contro un nemico feroce e potente per restituire all’Italia libertà e democrazia. Ma anche la democrazia italiana è fragile e talvolta i diritti costituzionali vengono calpestati. Come successo nel 2001 nella scuola Diaz di Genova con i suoi colpevoli in gran parte impuniti. O quando sono state approvate leggi razziste verso gli immigrati o i Rom. O quando i lavoratori si trovano costretti a scegliere fra mantenere i propri posti di lavoro o conservare i propri diritti sindacali.


Vorrei dedicare questo giorno ai partigiani di ieri che lottarono contro il fascismo. Ma estendere il pensiero a Nada, Karim e Lobsang e a tutti i partigiani di oggi che lottano per la libertà, per la democrazia, per un mondo più giusto e più umano in Italia e in ogni parte del mondo. 

domenica 15 aprile 2012

Degrado e rifiuti nella Fontana Biondi

 La Fontana Biondi nacque quando Menotti Garibaldi, figlio del più celebre Giuseppe, sceso nell’Agro Pontino per avviare una tenuta agricola sperimentale, aveva scoperto che la gente di Cisterna beveva direttamente dalle paludi. Sconvolto aveva commissionato di tasca sua la costruzione della fontana, permettendo a tutti di usufruire gratis di quell’acqua limpida e pulita. Era un’epoca lontana, oggi le paludi sono scomparse e l’acqua arriva nelle case di tutti. La Fontana Biondi, al centro della piazza, con la statua della dea Feronia che schiaccia la malaria (arrivata alcuni anni dopo in occasione della visita pastorale di Pio IX) è rimasta a testimoniare la nostra storia ed è diventata il simbolo della città: lo dice persino il sito Internet del Comune con tanto di foto della statua che brilla al sole. Del resto della struttura non c’è traccia. 

Dovrete recarvi di persona in Piazza XIX Marzo, se volete vederla tutta interna, nella sua sistemazione attuale che risale agli anni Cinquanta con gli affranti di granito a simulare una montagna e studiarne i dettagli: le fontanelle in ferro da cui scivola l’acqua, le dee decapitate dalla guerra, i ragazzini che saltellano fra gli scaloni. Ma preparatevi al peggio perché come sempre quando si parla di arte e storia in questa città, la delusione sarà inevitabile. E non perché sia brutta ma perché la vasca della fontana, ai piedi della statua, è ormai ridotta ad una discarica. 


Fra il fango e la melma puzzolenti, dove in epoche remote sguazzavano i pesci, sono stati gettati e abbandonati rifiuti di ogni tipo: birre, lattine, sigarette, buste, ferraglie arruginite, gomme da masticare, bottigliette di plastica. Quando piove l’area si riempe di un’acqua giallastra e schifosa: sembra la palude che scandalizzò Menotti Garibaldi. Nel cuore della città.


Chi getta i rifiuti nella Fontana è un incivile, ma gli incivili purtroppo esistono da sempre e vivono ovunque. Dovrebbe essere il Comune ad occuparsi della pulizia e del decoro della Fontana, ma l’attuale Amministrazione sembra totalmente incapace di gestire l’arte e la cultura: Palazzo Caetani è stato ridotto ad un’osteria e ospita sagre di vini e formaggi. L’ex Convento di Sant’Antonio (noto anche come Mulino Luiselli) è abbondanato ed oggetto di speculazioni edilizie. Le antiche case del centro storico cadono a pezzi. I resti archeologici 
sono trascurati e in balia di chiunque.


Qualcuno dirà che in tempi di crisi è difficile trovare i fondi per tutte queste cose. Ma pulire e mantenere pulita la Fontana Biondi, tenere l’immondizia lontano dalla vasca e restituirle la sua dignità non è un’operazione costosa. Se davvero la Fontana Biondi è il simbolo di Cisterna, oggi questo simbolo ridotto ad una discarica. Non proprio una bella metafora. 

mercoledì 7 marzo 2012

I fischi a Juan e l'ipocrisia del pallone

E' tornato il razzismo. Pensavamo che nel calcio certi problemi fossero sorpassati. Pensavamo che tifosi con complessi d’inferiorità perché ce l’hanno più piccolo e non hanno il ritmo nel sangue, non esistessero più. Era una pia illusione ovviamente. Il razzismo negli stadi non era scomparso, semplicemente non faceva più scandalo. Era dai tempi di “non esistono italiani negri” rivolto a Balotelli che non se ne parlava più, quando la curva juventina all’epoca fu punita con la chiusura degli stadi. Poi tutto scivolò nel silenzio. Non perché certi ultras avessero finalmente completato il cammino dell’evoluzione ma semplicemente perché il problema non era più un problema. Tutto diluito nell’indifferenza o nella rassegnazione. Ora si scopre che ogni domenica puntuale arriva la multa del giudice sportivo contro qualche squadra per episodi di razzismo. Pochi spiccioli, che raramente superano i cinquemila euro, tutti a carico della società. I responsabili di cori e fischi non vengono mai puniti malgrado l’istigazione all’odio razziale sia ancora un reato.  

Se si torna a parlare di razzismo negli stadi è perché l'ultima vittima dei “buu” indecenti, il difensore della Roma Juan domenica ha deciso di reagire. Stanco dei fischi che riceveva da ventimila laziali incappucciati ogni volta che sfiorava il pallone, si ricorda che ha la pelle nera come Martin Luther King, come  Malcolm X e Nelson Mandela, come Mohammed Alì e Pelè, come Bolt o Micheal Jordan come Edwin Moses, Miles, Ray Charles e John Coltrane, si ricorda insomma che la sua pelle ha dato tanto all’umanità e che non è affatto indice di stupidità o inferiorità. Alza la testa, tira fuori un’infinita dignità e con l’indice zittisce i razzisti.

È un gesto apparentemente inutile perché i fischi riprendono più forte che mai. Ma ricorda che nel 2012 certe cose sono inaccettabili. Qualche giocatore laziale abbraccia Juan e qualcuno prova anche a far tacere i suoi sostenitori. Lo speaker arriva a ricordare che per certi gesti può arrivare la sospensione del campo. Le acque lentamente si calmano e a partita finita, scoppia lo scandalo. Tutti prendono le distanze, tutti condannano, tutti esprimono solidarietà al giocatore, tutti promettono tolleranza zero e pugno di ferro.

Alla fine la Lazio viene condannata a pagare appena ventimila euro, neanche il decimo di uno stipendio di un calciatore. E al pallone, sciacquata la sua coscienza, va bene così. Perché “se sospendessimo le partite ad ogni coro non si giocherebbe più” (Luis Enrique, allenatore Roma) perché “non si può fare di tutta l’erba un fascio” (Abete, presidente Figc) perché “l’arbitro non può farci niente” (Nicchi, presidente sindacato arbitri) perché “è giusto fermare lo spettacolo a discapito di tutti?” (Tommasi, presidente associazione calciatori) perché cantava Guccini:  “Nostra Signora dell’Ipocrisia, perché una mano lavasse l’altra, sempre accusando, sempre cercando il responsabile, non certo io!”


Quest'articolo è stato anche pubblicato con il titolo "Nostra Signora dell'Ipocrisia" sul giornale online Wild Italy

venerdì 10 febbraio 2012

Senza dignità (commento ad una discussione allucinante)

Oggi si ricordano i morti delle foibe. Cittadini italiani torturati, perseguitati e infine uccisi per il semplice fatto di essere italiani. 


Non avrei scritto niente, di solito preferisco commemorare nel mio cuore le tragedie del passato. Anche per un senso di giustizia, non mi piace ricordarne pubblicamente qualcuna e poi trascurarne un'altra. Il sangue, sopratutto se innocente, ha sempre lo stesso valore.


Ma poi ho letto sulla pagina Facebook del Comune una discussione allucinante. Sotto la foto che riprende la cerimonia che si è svolta oggi in città, "comunisti" e "fascisti" litigavano e si rinfacciavano senza ritegno i morti della parte avversaria. Da un lato una strumentalizzazione indecente della Resistenza e dei partigiani (ma lo sanno che nelle foibe furono gettati anche dei partigiani?) mentre l'altra parte tirava in ballo senza vergogna i morti in Cina e in Corea del Nord, poi hanno messo in mezzo Togliatti, il povero Paolo Borsellino, la Democrazia Cristiana e infine lo scandalo Lusi (i berlusconiani che parlano di corruzione!).


La cosa più triste è stato vedere che a scontrarsi erano due ventenni, gente nata quando le ideologie che hanno portato tanta morte e tanta distruzione erano già fallite miseramente. Gente che, invece di ripetere a pappardella le lezioncine del partito, dovrebbe avere verso certi eventi del passato uno sguardo più lucido e più sereno. E dovrebbe anche rendersi conto, che il mondo è cambiato e servono idee e modelli nuovi per affrontare il futuro.


Concludo dicendo che anche a me scandalizza il fatto che la mia amministrazione comunale si "dimentica" sempre del 25 aprile. Ma vedere il nostro sindaco e la compagnia allegra che lo circorda, commemorare i partigiani farebbe ridere chiunque. Nonostante il ruolo istituzionale che ricoprono, per ricordare la Resistenza ci vuole una grande dignità.

giovedì 26 gennaio 2012

Cosa succede in città?

"Cosa succede in città? C'è qualcosa, qualcosa che non va" cantava Vasco Rossi quando era ancora un cantante. Cosa succede a Cisterna? C'è sicuramente qualcosa che non va se in una giornata si registrino certi spiacevoli episodi come quelli di ieri.


Il primo lo rende noto attraverso Facebook la giornalista Daniela del Giovine. Un suo articolo sulle proteste dei cittadini su alcuni alberi tagliati lungo Corso della Repubblica ha suscitato le ire di qualcuno ed lei è stata duramente minacciata al telefono: "Vedrai, ti faccio cambiare i connotati". Ribadisco anche qui (dopo averlo già fatto di persona) la mia solidarietà. La libertà di stampa è un diritto intoccabile di ogni cittadino. Un diritto riconosciuto dall'articolo 21 della Costituzione ("tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero").


Ma la Costituzione vale quanto la carta straccia in questa città. Ieri, alcuni cittadini, hanno scoperto una delibera votata dalla giunta comunale il 29 dicembre 2011. Una delibera che calpesta, anche se legalmente, l'articolo 9: "la Repubblica tutela il patrimonio storico e artistico della Nazione". Gli assessori presenti, fra un cotechino e uno zampone, hanno invece approvato all'unanimità una pre-autorizzazione alla famosa convenzione pubblico-privato sul Convento di Sant'Antonio (vedi Ex Mulino Luiselli, vent'anni di vergogna). Mancano ancora moltissimi documenti tecnici e per il passaggio definitivo è necessario il voto del consiglio comunale. Ma intanto l'amministrazione ha deciso di sostenere con decisione la strada del cemento. Tutto nel segreto delle stanze del potere, mentre fuori una città discute e si anima per salvare il monumento. Inutilmente a quanto parte, perché tanto "loro" hanno già deciso che fare. 



venerdì 6 gennaio 2012

Una su centoventimila

Se la civiltà di un Paese si misurasse dalle condizioni delle sue carceri, l’Italia faticherebbe a definirsi un Paese civile. Il sistema, come raccontano le cronache, è al collasso: troppi detenuti (un'eccedenza di 20.000 unità secondo i dati del Ministero della Giustizia) per le celle disponibili, degrado totale, condizioni umane al limite. L’anno 2011 ha visto un aumento vertiginoso dei suicidi o dei tentativi di suicidi. I carcerati sono costretti a trascorrere la loro giornata in stanze vecchie, umide e sovraffollate. Stanze di pochi metri quadrati da condividere con altri otto-nove-dieci esseri umani per quasi tutte le 24 ore della giornata. Fuori dalle gabbie, le attività previste sono infatti poche o nulle malgrado il diritto alla rieducazione sia garantito dalla Costituzione. E chi non ha alle sue spalle una famiglia, un amico, qualcuno che si prenda cura di lui è solo, completamente solo e abbandonato a sé stesso. Non serve una profonda empatia per intuire la disperazione di queste persone e comprendere il numero sproporzionato di suicidi. Una situazione drammatica che penalizza soprattutto gli stranieri: i più soli di tutti perché magari quel qualcuno che badi a lui l’avrebbero pure ma vive a migliaia di chilometri di distanza. La solitudine in carcere non svuota solo l’anima ma rende complesso poter rispondere anche a molti bisogni corporali: nessuno, per esempio, ti porterà la bancheria intima se quella che indossi si rompe, si logora o si è dispersa in qualche trasferimento, nessuno ti porterà dei vestiti nuovi, decenti e comodi per la dura vita della prigione, nessuno ti porterà prodotti per la pulizia e l’igiene. La casa circondariale di Latina purtroppo non fa eccezione. Ma se altrove alle carenze del sistema arriva il soccorso del volontariato, Latina registra un record molto triste: in tutto il carcere c’è un’unica volontaria. Una sola, la stessa da vent'anni a questa parte. Una piccola signora che vive a Borgo Podgora. Il resto dei suoi 120.000 concittadini (o 500.000 se vogliamo estendere la statistica della vergogna a tutti gli abitanti della provincia) preferiscono affondare felici nella loro indifferenza, rifugiarsi nell’ipocrisia delle loro convinzioni: “non meritano niente” –è il luogo comune più diffuso– “sono solo dei criminali”, “hanno fatto del male ed è giusto così” e ancora “Alle vittime dei loro reati? A loro chi ci pensa?” Affermazioni miope e limitate, come sempre, quando si ragiona partendo dai pregiudizi. Perché se è giusto punire chi infrange la legge, è altrettanto giusto rispettare la loro dignità. E dicono le statistiche, più un sistema carcerario è a misura d’uomo, minore sarà la probabilità che una volta liberati, gli ex detenuti tornino a delinquere. E infine non tutti sono criminali. Almeno il 50% dei carcerati, dopo i tre gradi di giudizio, viene riconosciuto innocente dalla giustizia. Anche chi subisce ingiustamente la galera merita di vivere così, in quelle terribili condizioni? 

venerdì 23 dicembre 2011

Ma un giocatore lo vedi dal Coraggio. La storia di Simone Farina.

Se lo scandalo del calcio-scommesse fosse un film, lui sarebbe l’eroe buono e tormentato.  La storia di Simone Farina è di una quelle storie di straordinaria normalità cui aggrapparsi quando ci sembra che  il mondo rotoli in una dimensione senza valori e senza ideali. Fino a pochi giorni fa, Farina era uno sconosciuto difensore del Gubbio. 29 anni e due bambini, facilmente riconoscibile per la lunga chioma bionda, è romano e romanista. La sua carriera è di quelle che si definiscono dignitose ma non certo esaltante, tutta consumata fra le squadre di provincia che lottano fra la Serie B e la Prima Divisione, lontano dal mondo dorato degli stadi stracolmi, della pay-tv e dei commentatori-ultras. Lontano dai riflettori e di conseguenza lontano dalle polemiche. E in questo ambiente che è cresciuto lo scandalo delle partite combinate con i suoi protagonisti mediocri e burini: l’ex idolo intoccabile che fugge in mutande all’arrivo della polizia o che tenta di bissare le intercettazioni con un’improbabile voce in falsetto; il portiere che narcotizza il the dei suoi compagni di squadra; la vecchia gloria che gioca un chilo d’euro (un chilo di monete pesate con la bilancia!) o i secondi impiegati per ingoiare una merendina. Un sistema talmente radicato che quando Simone rifiuta la proposta di un certo Alessandro Zamparini, l’altro immagina che sia una questione di denaro. E per truccare Gubbio-Cesena, a Simone arrivano a proporre fino a 200.000 euro. Deve far perdere la sua squadra con largo margine e far vincere alle scommesse un oscuro boss indonesiano e i suoi compagni di merende. 200.000 euro sono tanti, sono il doppio di quanto Simone guadagna in un anno. È la telefonata, forse, più impegnativa della sua vita. Zamparini, all’altro capo del telefono, insiste e promette di tutto: soldi facili, premi e sotterfugi, un aiutino per la sua carriera, una mano per salvare il Gubbio se le cose si metteranno male a fine campionato. Ma Simone Farina diventa sempre più inamovibile e si rifiuta. Zamparini lo saluta con il gesto del silenzio: attacca cioè la cornetta senza salutarlo. Nel linguaggio mafioso è un segnale di avvertimento. Ma dopo aver rinunciato a tutti quei soldi, consapevole probabilmente di chi si stava mettendo contro (ma il Coraggio, insieme all’Altruismo e alla Fantasia, è una delle tre caratteristiche da cui si vede un giocatore secondo la celebre canzone di De Gregori) il difensore –in tutti i sensi della sua squadra– va oltre: prima confida la tentata combine al presidente della sua società e poi denuncia tutto quello che ha saputo ai magistrati. In un mondo come quello del calcio che si nutre si sogni e di episodi, il suo gesto ha commosso i tifosi di tutte le squadre e di tutte le categorie. Ha regalato a chi segue questo sport uno spiraglio di speranza e la certezza che, nonostante tutto, valga ancora la pena passare le domeniche pomeriggio (o il sabato, o il lunedì o il mercoledì, maledetto campionato spezzatino!) a esultare e ad inveire dietro al pallone, lontani per un po’ dalle preoccupazioni della vita. Simone l’Eroe che ha salvato il calcio ha ottenuto un premio speciale: la convocazione in Nazionale. Il ct Prandelli non poteva non inserirlo nel suo progetto di rilancio etico. Verrà per allenarsi con i giganti della Serie A e forse, se capita l’occasione buona, si farà anche qualche amichevole.  Ma la storia di questo calciatore onesto va oltre gli stadi: nell’Italia in ginocchio per colpa dell’ingordigia di pochi, ricorda che vale sempre la pena tenere la schiena dritta. Chi si vende guardagna sempre molti soldi. Ma non basteranno mai per riscattare il marchio di traditori che si porteranno dietro per tutta la vita. E potranno corrompere chi vogliono ma non il giudice implacabile e terribile che li aspetta ogni mattina davanti allo specchio: il giudice della loro coscienza.

martedì 15 novembre 2011

Non è un paese per giornalisti (la libertà di stampa a Cisterna)

Fino a poco tempo fra i commenti di un noto blog locale era facile trovare –indipendemente dal post riportato– insulti e attacchi di vario genere da parte di alcuni anonimi. L’obiettivo era sempre lei: Daniela Del Giovine, corrispondente da Cisterna per “Latina Oggi”, lo storico quotidiano della provincia pontina un tempo proprietà del fascista Ciarrapico ed ora passato nelle mani di una cooperativa indipendente. Prima che finalmente i gestori del sito iniziassero a filtrare i commenti, Daniela veniva insultata e attaccata per i suoi articoli, sgraditi da sempre a chi comanda in città. Eppure il mestiere del cronista è proprio questo: riportate le notizie, anche se a qualcuno non piacciono. “La stampa libera” –ci spiega Daniela– “crea cittadini consapevoli. Il cittadino che ha la possibilità di avere tante informazioni, di metterle a confronto, diventa un cittadino consapevole. La consapevolezza porta l'individuo a fare delle scelte nella sua vita, nel suo lavoro, in politica, in ogni momento della sua giornata. Un bambino ha bisogno di essere sostenuto, indirizzato e guidato, un uomo diventa adulto quando compie scelte in base alla sua esperienza ed in base alle informazioni in suo possesso. Così un popolo, diventa adulto quando ha la capacità di elaborare tutte le informazioni esistenti in un dato periodo storico. Ma le informazioni devono esserci.” Ma Cisterna non è un paese per giornalisti, specie se liberi. Come tutta l’Italia purtroppo. Il nostro Paese detiene il record europeo di cronisti sotto scorta e nella classifica dell'organizzazione indipendente americana "Freedom House" siamo al 73° posto, fra il Benin e la Repubblica di Tonga. Una posizione che ci rende ultimi nell'UE e che ci umilia al rango di "stato semi-libero". Dopo le censure degli anni 2000 (la più celebre é senza dubbio l'editto bulgaro) oggi l’arma più potente contro la stampa, soprattutto per quella di provincia composta perlopiù da giovani precari, è l’arma della denuncia: “Il nostro sindacato” –ricorda– “le chiama querele temerarie. Vengono richieste delle cifre allucinanti di danni, cinquanta-centomila euro solo per aver “citato” questo o quella persona importante. Con i tempi della giustizia italiana, sono un fardello pesante da sopportare. A volte basta la paura di dover metter un avvocato costoso a condizionare molti. E molti scelgono la strada dell’autocensura. Io per quanto mi riguarda, tento di raccontare le storie in tutte le loro sfaccettature comunque, a volte penso che quel minimo di conoscenza del diritto per me sia stata l'unica salvezza finora. Insomma a volte è meglio raccontare, danzando sulle punte e dicendo sempre le cose come stanno” Ma se danzare sulle punte forse fa sfuggire alle querele, la vita di un giornalista non è mai serena: “Ormai ognuno di noi mette in conto che riceverà minacce, pressioni, insulti. Io ho tanto da imparare da chi in Italia e anche in questa Provincia va avanti compiendo il suo lavoro e subendo di tutto. A me la cosa che capita più spesso è che ad esempio Tizio dice una cosa sgradevole su Caio. Caio la legge sul giornale e si arrabbia molto ma poi se la prende con la sottoscritta. Io replico loro quando mi urlano al telefono: ma rispondi a chi ti dice certe cose, io le ho soltanto riportate. A volte ricevo persino dei comunicati stampa, delle cose inopinabili. Il principio assurdo è che la colpa è sempre del giornalista che scrive certe storie, non di chi le fa.” Ma un giornalista che riporta certe storie che colpa ha? Non sta facendo il suo mestiere come lo facevano i maestri che fanno studiare nelle scuole del mestiere: Enzo Biagi, Indro Montanelli, Oriana Fallaci? Non sta semplicemente esercitando un diritto riconosciuto dalla Costituzione, quella sulla quale tutti i politici giurano quando entrano in carica e che all’articolo 21 proclama con solenne semplicità: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. “Quelli che vogliono distruggere la Costituzione” –commenta la giornalista– “non sono dei pazzi ignoranti. Sono, al contrario molto preparati perché sono ''consapevoli'' delle garanzie poste nella Carta e che per loro sarebbe meglio cancellarla. Chi vuole smantellare certi articoli è perché è ''consapevole'' della rigidità delle regole e soprattutto che uno non può fare come gli pare. Quando si legge la Costituzione, si leggono le sofferenze subite da un popolo e l'amore dei costituenti per le generazioni future, perché grazie a lei nessuno può alzarsi la mattina e dire tolgo questa o quella garanzia e tutela. I nostri padri ne sapevano qualcosa e ci hanno lasciato un grande dono.” Ma secondo Daniela Del Giovine anche i lettori, l’opinione pubblica, ha le sue colpe se la libertà di stampa è sempre sotto pressione: “Quanta curiosità e fame di notizie hanno i cittadini? Quanti sono gli individui adulti e consapevoli che vogliono scegliere il loro destino ogni giorno? Quanti sono curiosi? Secondo me c'è una proporzione anche in questo. Questa è la terra dove si scambiano diritti per favori. Possono dare retta a qualcuno che ti scrive le cose come stanno? Tante persone consapevoli fanno la Libertà di Stampa. Bisogna avere fame di notizie, poi tutto il resto arriva da solo” Inutile chiederle se lei o i suoi colleghi hanno mai ricevuto solidarietà, anzi la sua risposta è durissima: “Quando si arriva agli estremi, ad avere cronisti e scrittori sotto scorta, o addirittura uccisi, significa che è già troppo tardi. Poi facciamo le manifestazioni con la faccia dello scrittore, ma li strumentalizziamo solo per dire che combattiamo per la libertà di stampa. In realtà un giornalista è solo, perché chi fa bene questo mestiere non fa comodo a nessuno. Ma con la rivoluzione araba si è dimostrato che è la censura è inutile. Oggi i mezzi di comunicazione sono tanti, basta un video caricato sul Web da qualsiasi cittadino per dare una notizia. La stampa tradizionale ha due possibilità: o si adegua e compete con le notizie che provengono dai cittadini, offrendo chiavi di lettura autorevoli o soccombe.”  

Articolo uscito sul numero di novembre di Collettivamente, rivista ufficiale dell'associazione Eupolis di Cisterna.

venerdì 7 ottobre 2011

Don Cesare Boschin, eroe dimenticato

"Non mi darò pace finché non sorga 
come stella la giustizia e la verità 
non risplenda come lampada" 
(Isaia 62, 1)


Borgo Montello è una piccola frazione di tremila abitanti, quasi tutti discendenti dai pioneri arrivati dal Veneto negli anni della bonifica fascista, e che ancora vivono coltivando la fertile campagna strappata alle paludi. Ma dietro l’immagine bucolica, si nasconde una storia maledetta. Ai tempi dello Stato della Chiesa qui si nascondevano i criminali in fuga dalla polizia pontificia. Qui si consumò l’omicidio di Santa Maria Goretti, dopo che si ribellò ad un tentativo di stupro. Terra maledetta perché quando la palude fu sconfitta, furono scelti proprio i dintorni del Borgo per installarvi una delle discariche più grandi d’Italia.
Le terre che ospitano discariche sono sempre maledette. Oltre alle conseguenze ecologiche e sanitarie, intorno al ciclo dei rifiuti girano milioni di euro e i milioni di euro attirano la criminalità organizzata. A Borgo Montello la camorra casalese sarebbe arrivata –così dicono alcuni pentiti– nei primi anni ’90. Sempre secondo i pentiti è in quel periodo che in quella discarica iniziano a finire anche rifiuti tossici e chimici. Roba pericolosa. Parlano di disoccupati locali reclutati a 500.000 lire a volta per andare a scaricare di nascosto. Uno di loro, licenziato, si vendica denunciando i traffici.
Borgo Montello vive d’agricoltura e quelle notizie spargono il panico fra la gente. Temono che sulla loro pelle si stia giocando una partita sporca. Ma le persone da sole hanno paura e si limitano a maledire i grossi tir che sentono la sera, diretti alla discarica.
È l’anziano parroco di Borgo Montello, don Cesare Boschin, a dare fiato alle preoccupazioni della sua gente. Don Cesare ha ottant’anni e origini venete come i suoi parrocchiani. E dal 1950 che serve questa comunità, ne conosce tutti i segreti, i silenzi, i ricordi, le paure. Sente che il suo dovere di pastore lo chiama ad agire. Capisce che non è diventato prete per nascondersi e far finta di nulla.
Mette in piedi un comitato per la legalità e inizia a protestare, a far rumore. Convicono l’allora sindaco di Latina, Ajmone Finestra, a chiedere un’indagine su ciò che si nasconda nella discarica. È l’inchiesta accertò la presenza di “un’anomala massa metallica”. La notizia fa scalpore e inizia ad occuparsene anche la questura.
Ma tutto questo a qualcuno non piace. Sui muri di Borgo Montello compiaiono scritte minacciose, l’anziano parroco riceve intimidazioni. Ma don Cesare non si fa fermare, decide solo di muoversi con maggiore cautela. Prende il telefono e chiama un potente politico romano. Gli chiede la fine dei traffici dei rifiuti tossici.
La mattina del 30 marzo 1995, la signora Franca Rosato entra nella canonica e si trova davanti una scena agghiacciante: sul letto, incaprettato c’è il cadavere di don Cesare. Una corda gli lega mani, piedi e collo. Il volto scavato e il corpo magro sono ricoperti di lividi. La mascella è fratturata. Le percosse subite gli hanno fatto ingoiare la dentiera. “Morte per soffocamento” stabilirà l’autospia.
Quel terribile omicidio fa scendere in fretta e in furia il silenzio sulla discarica. Le indagini neanche provano a cercare in quella direzione. Si pensa ad un tentativo di furto andato a male e si scava ai margini della società: fra i Rom, gli extracomunitari, i tossicodipendenti. Ma nella canonica non è stato toccato niente: il portafoglio del sacerdote con le 700.000 lire della pensione è rimasto intatto. I presunti ladri non hanno toccato neppure i cinque milioni nascosti fra i libri raccolti per alcuni lavori in chiesa. Gli unici oggetti scomparsi sono le due agende del parroco, agende in cui don Cesare annotava qualunque cosa. Due agende come quelle di Paolo Borsellino, anche quelle mai più ritrovate.
Qualcosa non quadra. La polizia allora inizia a dare credito ad alcune voci che girano nel Borgo dalla morte di don Cesare. Anche buona parte della stampa, dopo aver descritto l’anziano prete come un vecchio rimbambito, riporta quelle chiacchere: pare infatti che quel sacerdote conducesse una doppia vita, che il suo nome fosse abbastanza noto fra gli ambienti gay della zona, che pagasse qualche ragazzo per una notte insieme. Si arriva a dire che avesse mostrato bizzarre attenzioni verso i cherichetti. Si fa strada una nuova teoria: la notte dell’omicidio don Cesare avrebbe ospitato in casa giovani sbandati in cambio di un rapporto sessuale ma poi la situazione sarebbe degenerata. Arrivano anche le televisioni nazionali a scavare nel fango e nel torbido. A nessuno viene il dubbio che é difficile che un uomo di 81 anni, anziano e per di più con una cronica malattia ai polmoni che gli rendeva difficile anche dormire, possa avere una vita sessuale così intensa. Nessuno sembra ascoltare le smentite sdegnate ("Sono solo calunnie") di tutti i collaboratori della parrocchia, compresi quelli più giovani. Ma anche le indagini volgono con decisione in questa direzione: la polizia arriva ad interrogare più di trecento persone senza trovare la minima prova. Alla fine si opta per l'archiviazione del caso. Come accaduto sulla discarica, anche sulla storia di don Cesare cala il silenzio. Il silenzio inghiottisce tutto e fa sparire ogni cosa, come un buco nero. La straordinaria operazione di pulizia della memoria collettiva riesce con successo: nella nostra provincia la gente ricorda ogni minimo dettaglio dell'omicidio dei fidanzatini di Cori ma cade dalle nuvole quando sente parlare di questa storia. Il ricordo di don Boschin rimane per anni confinato nella rassegnazione della piccola comunità di Borgo Montello dove gli dedicano l'oratorio. Tuttavia grazie alla solitaria battaglia di alcune persone, la vicenda lentamente esce dal dimenticatoio. Nuove indagini commissionate a partie dal 2003 hanno dimostrato l'esistenza di fusti tossici sotto la discarica. I casi di Fondi, Sabaudia, Ponza, Nettuno certificano che non si può più fingere che la criminalità organizzata non abbia messo le radici nel nostro territorio. Il grido di chi chiede giustizia per questo prete-profeta è arrivato fino alle orecchie sensibili dell'associazione Libera e del suo fondatore, don Luigi Ciotti, che il 29 luglio del 2009 si è appellato direttamente al Presidente della Repubblica. Secondo Libera la sua morte è tipico esempio di omicidio camorristico: le minacce, l’incaprettamento, le calunnie post mortem. Ma la lotta per uscire dal buco nero è ancora molto dura e difficile: ancora nel 2009 un quotidiano locale ricordava quest'omicidio senza il minimo accenno alla camorra. Fra tutte le associazioni locali, solo l'Azione Cattolica diocesana e l'Agesci si sono unite alla battaglia di Libera. Ma buona parte della società civile e della politica ancora tace. Ancora più assordante è il silenzio dei vertici della Curia pontina, come se anche alla Chiesa vada bene che un suo sacerdote sia ricordato come un presunto pedofilo piuttosto che come un martire della giustizia. Ma rompere questo silenzio è fondamentale: capire chi ha ucciso don Cesare Boschin potrebbe far scardinare il sistema di potere che domina l'Agro pontino. Ma sopratutto abbiamo il dovere di ricordarlo e far conoscere la sua figura perché a ottant'anni poteva tranquillamente girarsi dall'altra parte e fingere di non sapere, non vedere e non capire. A morire per i veleni della discarica sarebbero stati altri, non lui che alla vita aveva poco da chiedere ancora. E invece ha scelto di mettersi in gioco fino al sacrificio più estremo. 

Quest'articolo è stato pubblicato anche sul numero di ottobre 2011 di Collettivamente