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lunedì 18 giugno 2012

Canzone del Mulino



Ma anche se il nostro maggio,
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare,
vi ha fatto chinare il mento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso tutti coinvolti!

(Fabrizio De André, Canzone del Maggio)


Oggi il consiglio comunale di Cisterna ha confermato il Piano Integrato sull'ex Convento di Sant'Antonio Abate, un nome sontuoso per indicare semplicemente che il monumento cinquecentesco, resterà abbandonato e decadente come adesso però avrà intorno a sé una serie di palazzine nuove e inutili (il mercato della casa è saturo in città). 

Era difficile aspettarsi un voto diverso. Perlomeno è finita l'epoca delle ambiguità e delle doppie dichiarazioni. Oggi si è visto chi sta dalla parte del cemento e chi dalla parte della cultura. Per il resto, come ha confermato Maurizio Cippitani, l'uomo che da vent'anni combatte per salvare il Mulino dal degrado, la battaglia continua.





venerdì 15 giugno 2012

Ex Mulino, i nodi verranno al pettine?

Un sit in di protesta in difesa del Mulino
Lunedì' 18 giugno, alle ore 11:30, è stato convocato un consiglio comunale per discutere dei progetti urbanistici intorno all'ex Convento di Sant'Antonio Abate (vedi Nel nome del cemento, l'ex Mulino sotto assedio e Ex Mulino Luiselli, vent'anni di vergogna). E' la terza volta che viene convocato a riguardo e, si spera questa sia quella definitiva. 


Vale la pena ripercorrere brevemente le tappe di questa fantozziana vicenda: dopo la formale richiesta dell'opposizione di discutere la questione alla luce del sole, il Mulino viene messo all'ordine del giorno il 30 maggio. All'ordine del giorno ci sono già altri sedici punti e la discussione slitta, per mancanza di tempo, a venerdì 1 giugno.


Ma quel giorno si deve discutere anche della surroga del consigliere dimissionario Massaroni. E sulla nomina del suo successore, scoppia un caso ancora più incredibile (vedi: Il mistero del consigliere comunale) i cui contorni restano tuttora ancora poco chiari. Il segretario comunale interviene con una lettera e l'assise viene rimandata ulteriormente.


Risolto il mistero, il 18 giugno dovrebbe tenersi il consiglio straordinario sulla questione. Accanto alla convocazione ufficiale, viene diffuso però un comunicato stampa con la data sbagliata. Comunicato poi corretto, allo scoppiare delle polemiche di chi temeva un errore formale e un ulteriore slittamento. 


La riunione si annuncia già spinosa e i colpi di scena non mancheranno. La questione, come dimostrano le migliaia di firme raccolte, è molto sentita in città. L'ex convento, con i suoi affreschi oggi in stato d'abbandono, potrebbe diventare un importante luogo di aggregazione culturale e sociale. Ma purtroppo nessuna amministrazione ha mai preso seriamente in considerazione quest'ipotesi, preferendo osservare l'area solo come un terreno prezioso per la speculazione edilizia. 


Cosa succederà lunedì? I numeri sono in continua fibrillazione. Merolla può contare su un solido pugno di fedelissimi ma, deve scontrarsi con un'opposizione (pare) compatta sul tema e sulle defezioni annunciate di molti consiglieri della sua maggioranza. Interessante, sarà anche osservare il comportamento dell'Udc che, ora siede accanto al sindaco, ma fino a poco tempo fa tuonava contro chiunque osasse sfiorare il Convento. 


Le associazioni Eupolis, Esso Chissi e il Comitato per la Salvaguardia e Tutela del Convento   invitano tutti i cittadini ad essere presenti alla seduta di lunedì. Un invito a partecipare perché, dichiarano in un volantino comune: "il punto in oggetto non venga ulteriormente rinviato, per garantire trasparenza e perché gli amministratori si prendano le proprie responsabilità davanti a tutti i cittadini. Questo continuo rinvio della patata bollente non fa che confermare i dubbi in riferimento alla poco corretta posizione dell'amministrazione comunale rispetto all'intervento da realizzarsi."

(un ringraziamento speciale a Paola Porcelli per la collaborazione)

venerdì 30 marzo 2012

Cinquecento firme per salvare il Mulino

foto di Danilo Chiariglione

Continua la mobilitazione in città contro il Piano Particolareggiato votato dalla giunta Merolla riguardo l'area dell'ex Mulino Luiselli (vedi Nel nome del cemento, l'ex Mulino sotto assedio e Ex Mulino Luiselli, vent'anni di vergogna). Il progetto prevede l'acquisizione definitiva da parte del Comune dello storico monumento e in cambio permetterà la costruzione di svariate cubature di cemento nell'area occupata attualmente dal parcheggio retrostante oltre a nuove cementificazioni a Collina dei Pini. 


Un progetto che ha suscitato aspre polemiche con la nascita di un Comitato per la Salvaguardia del Convento, guidato da Maurizio Cippitani che da oltre vent'anni si batte per la salvaguardia dell'edificio (e che nel 1994 lo salvò anche dalla demolizione convincendo l'allora Ministro della Cultura Ronchey a vincolarlo). Nel mirino della protesta diversi punti poco chiari del progetto: la demolizione di una parte dell'edificio; la speculazione edilizia e il "soffocamento" del convento schiacciato fra i nuovi palazzoni; la totale assenza di progetti per il recupero dell'ex convento; la sperequazione fra il guadagno del Comune (valutato intorno ai due milioni di euro, senza contare però il costoso restauro del Mulino) e il guadagno del privato (valutato sempre secondo il Comitato sui quattro milioni di euro). 


Per fermare il progetto, avviare una seria politica di recupero e restauro dello storico edificio dopo vent'anni di indifferenza e informare la cittadinanza su quella che appare sempre più come l'ennesima e inutile speculazione edilizia le associazioni Eupolis, Esso Chissi e il Comitato stesso hanno promosso una raccolta firme organizzata sia online sia concretamente ogni domenica in Piazza Saffi. La petizione ha riscosso un notevole interesse da parte della popolazione: sono già circa cinquecento i cisternesi che hanno sottoscritto l'appello.

lunedì 6 febbraio 2012

Gente da emarginare

Secondo il capogruppo del PDL in Comune, Danilo Martelli, chi si oppone ai progetti che la giunta Merolla porta avanti intorno all’ex Mulino Luiselli, è “falso e ipocrita”, insegue una “visione vetero-conservatrice inconcludente” (?) e sta fermando la “modernizzazione della città”. E conclude Martelli, chi pensa che “la nostra città debba tenersi in eterno quel rudere deve, senza mezzi termini, essere emarginato.”

Come non essere d’accordo con il consigliere Martelli? E’ risaputo che lo sviluppo di questa città è ostacolato proprio da quel maledetto convento del XVI secolo e dai suoi affreschi miracolosamente intatti. E giustamente chi si oppone ai nuovi magnifici palazzi che vogliono costruire nella zona non può passarla liscia. Ci auguriamo che l’amministrazione comunale prenda al più presto misure più severe contro i dissidenti. Si potrebbe ripristinare, ad esempio, il confino a Ventotene, come ai bei tempi.

Purtroppo da qualche giorno gira questa mia foto:



A guardarla bene potrebbe essere facilmente equivocata. Potrei sembrare anch’io uno di quei folli, falsi, uno di quelli che vanno al più presto emarginati. Ci tengo a chiarire che è stata scattata a mia insaputa.

FIRMA LA PETIZIONE PER SALVARE IL MULINO: http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=santonio


venerdì 27 gennaio 2012

Esposto al Ministero per salvare il Mulino

foto di Danilo Chiariglione

Ombre cupe sul Mulino. Malgrado la massiccia mobilitazione di cittadini comuni, associazioni, pagine e gruppi di Facebook l’amministrazione comunale intende andare avanti con il nuovo progetto. Difficile credere infatti che il sindaco Merolla non ratificherà la convenzione pubblico-privato (vedi "Nel nome del cemento l'ex Mulino sotto assedio") dopo che la sua giunta l’ha già approvata all’unanimità il 29 dicembre. Una delibera votata scandalosamente in gran segreto e tenuta nascosta per almeno tre settimane.

Al gioco sporco dei politici, il Comitato “Sant’Antonio Abate” di Maurizio Cippitani ha deciso di reagire con un esposto alla Sovrintendenza ai Beni Culturali. Lo scopo è bloccare la convenzione in via cautelativa. Tanti i punti contestati da Cippitani e dai suoi tecnici: il progetto degli architetti Bellardini e Giammatteo (gli stessi degli “esuberanti” palazzi vicino la chiesa di San Francesco) violerebbe la legge sui Piani Integrati e non rispetterebbe la distanza minima prevista fra edifici di nuova costruzione.

Ma c’è un particolare ancor peggiore. Malgrado le rassicuranti dichiarazioni di sindaco e assessori, se le ruspe entreranno in azione anche una parte del vecchio convento rinascimentale (che al suo interno conserva ancora i preziosi affreschi del XVI secolo) verrà demolita. Dopo vent’anni di battaglie (Ex Mulino Luiselli, vent'anni di vergogna) il Mulino rischia ancora la mutilazione. Dopo vent’anni, come in un perverso gioco dell’oca, siamo tornati di nuovo al punto di partenza.

Ora la speranza è che il Ministero faccia rispettare il vincolo di tutela imposto all’edificio nel 1994, bloccando il progetto. Per giungere quindi ad una soluzione definitiva che, come scrive lo stesso Cippitani su Facebook: “tenga conto dei proprietari (continuamente penalizzati da promesse scorrette e irrealizzabili) del pubblico e soprattutto del bene dell'edificio e del suo intorno, una fetta di storia e di identità cittadina.” 


sabato 21 gennaio 2012

Ex Mulino Luiselli, vent'anni di vergogna

Qualche anno fa il FAI lanciò uno concorso per i ragazzi delle scuole medie: dovevano trovare un luogo abbandonato nella loro città e proporre un piano di recupero. Partecipò anche una seconda media di Cisterna e come luogo da salvare scelsero l’ex Mulino Luiselli, lo storico edificio che fu costruito nel XVI secolo e ospitò per due secoli un convento francescano. Il progetto dei nostri ragazzi prevedeva giardini alberati e  strutture messe a disposizione della città. Si classificò terzo. Ma purtroppo alla guida della città non ci sono quei ragazzi. I vari tecnici e politici che si sono alternati negli ultimi vent’anni non hanno mai mostrato il loro buon senso. Prima hanno tentato di distruggere il convento, poi hanno proposto nel corso degli anni vari progetti di recupero, tutti irrispettosi della sua storia e delle preziose testimonianze che conserva. Una storia, a suo modo, simbolica dell’indifferenza che troppo spesso la classe dirigente italiana mostra nei confronti dei cittadini, dei loro interessi, delle loro passioni. E forse proprio per questo, complice il grande risveglio civile di questo periodo, la vicenda sembra interessare moltissimi cisternesi che il 13 gennaio hanno affollato la sala “Levi Civita” di Palazzo Caetani. Una sorta di sfida che la società civile lancia alla politica, quella con la p minuscola, che al bene comune preferisce inseguire piccoli e meschini interessi privati.

Il convegno è stato organizzato dal Comitato “Sant’Antonio Abate”, un comitato nato spotaneamente per salvare lo stabile. Nel corso della serata, il presidente del Comitato, Maurizio Cippitani ha elencato, con l’aiuto di vari articoli di giornali, diciannove anni di vergognosa indifferenza. Il primo risale al 18 maggio del 1993. Dopo l’abbattimento del settecentesco Consorzio Agrario, la giunta comunale autorizzò la disturzione dell’ex Mulino e la successiva costruzione di un centro commerciale. Il WWF, la cui sezione era guidata proprio da Cippitani, inizia una ricerca storica e scopre che la vecchia fabbrica abbandonata negli anni Settanta è in realtà una costruzione rinascimentale, e che al suo interno, sotto l’intonaco, ci ancora gli affreschi dei fratelli Zuccari e di Girolamo Siciolante da Sermoneta. Ma i politici di Cisterna ignorano la ricostruzione storica. Più sensibile si dimostrerà invece l’allora Ministro dei Beni Culturali, Alberto Ronchey, che prima sospende i lavori e a gennaio concede all’intero edificio il vincolo di tutela. L’ex Mulino entra nel patrimonio artistico nazionale, è salvo e non potrà più essere toccato.

Altrove, forse, la scoperta di possedere in casa propria, una preziosa testimonianza del passato avrebbe indotto le amministrazioni locali a investire i progetti di recupero e restauro. A Cisterna no. A Cisterna la Storia è un peso. Cisterna negli ultimi vent’anni ha perso un’antica chiesa romanica, abbattuta per un capannone. Ha perso i resti di un’abbazia medievale, distrutti per coltivarci carciofi. I reperti archeologici che il nostro territorio continua a restituire, come quelli di San Valentino e di Via Machiavelli giacciono abbandonati, in balia di chiunque. Anche sulla questione del Mulino si preferisce così proseguire sulla via del cemento perché diceva l’ex sindaco Salvatori: “chi l’ha detto che tutto ciò che è antico va salvaguardato?”.

Malgrado il vincolo, i progetti degli anni ’90 continuano a prevedere tutti modifiche, più o meno pesanti, all’edificio originario. Si arriva a negarne anche il valore storico ma per fortuna, la solitaria battaglia di Cippitani a colpi di ricorsi riesce a bloccarli. Nel 1999 alla guida del Comune sale Mauro Carturan. In campagna elettorale tuona contro “qualsiasi uso commerciale del convento” e lo fa scrivere a chiare lettere nel suo programma elettorale. Ma dopo l’elezione dimentica quelle promesse e i progetti della sua giunta continuano a prevedere la cementificazione della zona e lo snaturamento dell’edificio. Ancora una volta è Cippitani a sollevare obiezioni e a lavorare per fermare i lavori. Ci riuscirà ma dovrà difendersi da squallidi schizzi di fango: lo accusano di nascondere interessi economici nel mulino (“non hanno mai saputo spiegarmi” –ricorda Cippitani al convegno– “cosa avrei guadagnato dalla difesa di un edificio storico?”) e tentano di farlo dimettere dal WWF. Per frenare il fiume di calunnie deve intervenire persino il presidente nazionale dell’associazione ambientalista, Folco Pratesi.

Ai giorni nostri questa vicenda non ha ancora trovato una felice conclusione. Il sindaco Merolla si trova in questi giorni a dover decidere se sottoscrivere o meno una Convenzione pubblico-privato. Il nuovo progetto è ancora più subdolo: il Mulino viene lasciato integro e ceduto al Comune ma in cambio vengono autorizzati 40.000 mq di cementificazione in diversi luoghi della città. Uno scambio che –secondo le denunce del Comitato– fa guadagnare solo il privato. E, consentendo la costruzione di enormi palazzine nell’area intorno, il convento forse sopravviverà alle ruspe ma morirà soffocato dai mattoni e snaturato dal suo contesto. E ancora una volta è sempre Cippitani ad opporsi e lottare. Con l’aiuto, questa volta, del Comitato che ha costituito e di validi tecnici che guidati dall’architetto Alcidonio Di Pace hanno presentato un progetto alternativo che consentirebbe il recupero del convento e dei suoi affreschi (ancora incredibilmente intatti) e al tempo stesso trasformarlo in una casa a disposizione della città per iniziative di ogni genere. La posizione del comitato è stata sottoscritta con entusiasmo da centinaia di cittadini che hanno firmato una petizione popolare. Con Cippitani si sono schierate anche diverse associazioni locali e hanno promesso il loro sostegno alcuni consiglieri comunali. E se questa massiccia mobilitazione non dovesse essere sufficiente, gli speculatori farebbero bene a ricordare una celebre leggenda cisternese quella dei frati che, quando furono sfrattati dal Convento, vi lanciarono un’anatema: chi avesse sfruttato quel luogo sacro per fini economici sarebbe andato in bancarotta. Sette proprietari hanno avuto il convento dopo di loro. Tutti e sette sono falliti.   

domenica 18 dicembre 2011

Nel nome del cemento, l'ex Mulino sotto assedio

Guardate la foto qui affianco. Il volto di una misteriosa Santa spicca all'improvviso fra i pezzi d'intonaco che cadono, i fili della corrente, il degrado più assoluto. La donna ci guarda stupita e preoccupata. È ritornata alla luce, dopo essere rimasta per secoli sepolta sotto la calce e l’indifferenza. Piombata nel futuro all’improvviso come in un film, sembra chiedersi cosa ne è stato del suo mondo. E soprattutto perché sia stata dimenticata da tutti. Purtroppo per lei si trova in Italia e il suo Paese non vuole spendere soldi e tempo per l’arte (“con la cultura non si mangia” affermava sprezzante l’ex ministro dell’economia). E purtroppo per lei si trova a Cisterna, città in cui la sensibilità artistica della politica è ancora più bassa di quella che aveva Tremonti. La maggior parte dei suoi concittadini ne ignora persino l’esistenza, solo i pochissimi appassionati della storia locale sanno che l’ex Mulino Luiselli, il rudere abbandonato che domina la parte settentrionale del Corso della Repubblica, un tempo era il Convento francescano di Sant’Antonio Abate. La struttura dotata di una chiesa, un campanile e un curioso chiostro a tre lati venne fatta edificare nel 1568 dal Duca Bonifacio Caetani, poco fuori le mura dell'allora città, fra la campagna e le case. Per due secoli, il Convento ospitò fra i dieci e i quindici frati e i Caetani si impegnarono ad abbellirlo chiamando i fratelli Zuccari, Girolamo Siciolante da Sermoneta e il francese Duperac. Le cronache dell’epoca descrivono la chiesa con sei altari e ricca di affreschi e dipinti. E a quest’epoca cui va dotata probabilmente anche la Santa stupita e preoccupata. Il chiostro riportava la vita di San Francesco come si usava allora e sotto la chiesa si trovava anche una serie di grotte e cripte simili a quelle sotto Palazzo Caetani. Poi nel XVIII secolo i frati e i Caetani litigarono per ragioni economiche e se ne andarono. Il Convento attraversò varie vicissidutini, fu affidato ad altri ordini poi fu sconsacrato e usato come porcile, cantina, stalla per le bestie. Passato alla famiglia Luiselli, agli inizi del Novecento, fu ampliato e trasformato in un mulino industriale. Intanto il suo tesoro artistico veniva disperso. L'altare centrale fu portato a Tor Tre Ponti, le campane a Sermoneta, un trittico a Roma. Gli affreschi furono ricoperti con l’intonaco e dimenticati. Poi negli anni Settanta il Mulino fallì e fu abbandonato al suo destino. Diventò così il rudere che vediamo oggi, quello che grazie alla sua posizione rialzata, domina tutta la città. Nell’area che lo circonda, dove c'era il rigoglioso orto-giardino dei frati oggi si rifugiano le coppiette in cerca d’intimità. Ma oltre all’incuria e all’abbandono, sul Mulino e sui suoi tesori si è allungata l’ombra cupa della speculazione edilizia. Nel 1993 viene presentato un progetto che ne prevedeva l’abbattimento e la realizzazione di un centro commerciale. Il WWF locale si ribella e fa ottenere dal Ministero dei Beni Culturali il vincolo di tutela. L’ex Convento entra a far parte del patrimonio artistico nazionale e diventa così protetto dallo Stato. La speculazione non si arrende e le tenta tutte per aggirare il vincolo fortunatamente senza riuscirci. La svolta arriva nell’ultimo anno, viene presentata una convenzione pubblico-privato: il Comune entrerà in possesso dell’ex Mulino e in cambio consente l’edificazione dell’area intorno. In pratica la condanna a morte del Convento, stritolato dal cemento e dall’asfalto. Il progetto, così come è stato presentato, inoltre distruggerà una parte del bene vincolato, le grotte sottostanti, devasterà il paesaggio e l’ambiente circostante. “Un accordo folle” –denunciano i volontari del Comitato “Sant’Antonio Abate” che lottano contro tutto e contro tutti per restituire il monumento alla città– “tutto a vantaggio del privato che guadagnerà da questa operazione quattro milioni di euro a fronte dei due milioni a vantaggio della Pubblica Amministrazione.” Il Comitato ha rivolto un appello al sindaco Merolla perché non firmi la Convenzione, in caso contrario sono pronti a ricorrere alla giustizia. Nel frattempo lavorano per mobilitare l’opinione pubblica e far conoscere alla città il suo tesoro dimenticato. Uno spazio che anziché essere massacrato da altro inutile cemento puo’ essere rivalutato e messo a disposizione per realizzare musei, mostre, spazi aggregativi per i giovani, lavori per cooperative sociali e associazioni di volontariato. Ma nel frattempo, da vent’anni almeno tutto è bloccato e il Mulino lentamente muore. I suoi capolavori rischiano di scomparire per sempre, qualcuno già non c’è più. Come la Santa della fotografia che ammiravamo prima, misteriosamente distrutta a picconate qualche anno fa.


Quest'articolo è stato pubblicato nel numero di dicembre di "Collettivamente", mensile dell'associazione Eupolis.